venerdì 14 agosto 2015

American Sniper (L’età del cecchino).

Ho visto “American Sniper” ieri sera, ho visto il vuoto. Pensateci un attimo, quando si è nel vuoto, come si fa a tornare indietro? Il vuoto è assenza di tutto, direzioni, oggetti, cos’è sopra, cos’è sotto.
Ne ho sentite di tutti i colori riguardo all’ultima patacca di Eastwood,  un film di guerra, un film patriottico, un film di destra, il nuovo Rambo, ma non ho sentito la verità. Adesso mi salta qualcuno a chiedermi cos’è la verità. Io sono uno di quelli che crede nella verità. Se esiste un fatto perché accaduto, esso esiste indipendentemente dalle valutazioni di noi umani. È un fatto, non è una opinione, e quel fatto ha in sé una verità: è successo. Punto. Avete mai notato come funziona una clessidra? Lo sappiamo tutti a cosa serve, granello dopo granello quel piccolo aggeggio tenta di contare il tempo. Ma come funziona? Funziona con il capovolgimento della stessa. L’atto e l’oggetto sono simbolici: capovolgere per andare avanti. Questo è American Sniper: il capovolgimento della realtà e dei valori umani per permettere a una società che oramai ha perduto agli occhi della storia di perpetrarsi nel suo unico rito o ultima religione che gli è rimasta: il consumo per il rimpiazzo dell’oggetto consumato. Ora, sull’ara metteteci quello che volete, il rito non cambia: una vettura, una birra, un proiettile. L’importante è che venga consumato perché se non viene consumato il sistema si inceppa. Questo è l’unico motivo per cui ci sono le guerre nel mondo. American Sniper serve a nascondere questa verità, a capovolgere le cose come sono realmente andate. Fate attenzione perché con questo film la propaganda militare è andata oltre. Fino ad oggi si è sempre parlato di interpretazione o versione dei vincitori. America Sniper è diverso, America Sniper serve a nascondere la storia. E dal momento che il 9/11 ha inaugurato una serie di guerre diffuse, un fronte liquido asperso nel mondo, il cui fine ultimo è solo ed esclusivamente la vendita delle armi, preparatevi alla scomparsa della storia. Lo abbiamo visto con l’Isis: a un certo punto l’Occidente è andato nel panico perché nei paesi arabi non c’era un nemico degno d’essere chiamato nemico, quindi il senatore Macain (ci sono online le sue foto con quelli dell’Isis) è andato lì giù a creare un esercito per salvare almeno la facciata di una guerra agognata (non ci sono più nemici!) perché ormai queste nuove guerre consistono nel tiro al piccione: passa il civile, bang, proiettile consumato, posso sentire il registratore di cassa.
Ma veniamo al film. Dal punto di vista della sceneggiatura, credo che l’apice sia stata una battuta, l’unica cosa degna di essere sottolineata e ricordata. Lei dice: “ho paura che mi porti al bar”, lui risponde: “credo che sia il bar ad avere paura di te”. Più o meno queste le parole e questo è il massimo che lo sceneggiatore sia stato capace di espellere dalle sue cervella per andare a stuzzicare un eventuale intelletto del telespettatore ma non per farlo pensare, bensì solo per faro leggermente sorridere. Clint Eastwood in passato ha girato capolavori in cui è riuscito a creare personaggi sempre in bilico tra il bene e il male, personalità combattute. Niente di tutto ciò in American Sniper. Il protagonista è un cowboy che decide di salvare la patria e va in guerra per salvare soldati americani. Ed è qui che si capovolge la clessidra: lo strizzacervelli gli chiede se prova rimorsi per le uccisioni, lui risponde che prova rimorsi per quelle vite americane che non è riuscito a salvare. Questo è un capolavoro, se proprio vogliamo usare questa parola, di propaganda militare. Occhio, qui non si parla della Seconda guerra mondiale dove c’era un nemico Nazista. Qui parliamo di un paese che è stato ingiustamente invaso dall’esercito militare con prove che farebbero ridere i polli (ve la ricordate la fialetta di crac alle Nazioni Unite? Vi ricordate le buste con l’antrace partite da basi americane per far credere che fossero attacchi terroristici non di Al Qaeda ma di SADDAM HUSSEIN? Vi ricordate che questo losco individuo – Saddam – spedì all’Onu tutta la documentazione possibile per dimostra che in Iraq non si produceva antrace e le i militari americani circondarono il palazzo dell’ONU per sequestrare la documentazione? Vi ricordate tutte le porcate che sono state fatte per far credere al mondo – ai futuri telespettatori del film – che l’Iraq andava invasa?)
Bene. La domanda è semplice: come si può fare un film patriottico su una infame vicenda del genere?
Ma poi dico io, un cecchino! Quando ero ragazzino io, e si giocava al campetto del GS, per offendere qualcuno lo si chiamava cecchino, cioè uno che colpisce di nascosto se rischiare il culo, è questo un cecchino, uno che non si sporca le mani (cioè se le sporca, ma in maniera diversa). Bene, questo film fa di un cecchino (il diavolo di Ramadì, mi pare lo chiamassero) un eroe nazionale, cosa che la dice lunga sullo stato dei valori negli Stati Uniti d’America, un popolo che ahimé (e lo dico da cittadino statunitense) cresce la maggior parte dei suoi bambini senza scuola pubblica e con i video games. Il cecchino come traslazione della ludopatia nel campo di guerra. FANTASTICO!!!!! Clint Eastwood ha dimostrato in questo film di essere talmente tagliato fuori dal Real World (cioè tutto ciò che è al di fuori dei confini degli Stati Uniti d’America) da non rendersi conto che è veramente poco credibile la scena del bimbo con le cervella frullate da trapano per mandare il messaggio agli abitanti di Bagdad che con il nemico il nemico non si parla. Chiaramente il terribile trapanatore di teste infantili si chiama…..THE BUTCHER… il macellaio (piccolo contributo al True Crime e all’Horror in generale) e sia ben chiaro che non trapana solo teste, ma anche la sua celletta frigorifera zeppa di teste, arti, e via dicendo (cazzo il nemico è un serial killer!)
E ancora a parlare? E ancora a dire stronzate sugli orrori di guerra?
Ho la vaga impressione che molte persone intorno a noi siano cecchini, gente che non ha il coraggio di mettere in discussione, che campa di nascosto sulle malefatte degli altri. Richard Wright ci ha insegnato che una parola può essere un’arma. Clint Eastwood ci ha fatto capire che il Novecento dei diritti civili e delle guerre di liberazione si è tramutato nell’èra dei cecchini.
Voglio dare sfogo alla mia strisciante vena mistica/bipolare: possiate essere maledetti fino alla terza generazione!

PS: avrei potuto parlare anche della International Craft con il teschietto di Punisher presente ovunque nel film (altro che messaggi subliminali, è chiaro, alla luce del sole). Ma tutti i calzini hanno un limite. I miei sono pure bucati.  

Nessun commento: